Archivio mensile Aprile 2021

DiLaura Panìco

Gioco d’azzardo patologico

Nel nostro paese il gioco d’azzardo è un fenomeno in netta espansione. Recentemente, il numero di persone che sviluppano condotte di gioco problematiche o patologiche è nettamente aumentato ed innesca gravi ripercussioni anche nel nucleo familiare del giocatore, non solo dal punto di vista economico ma anche relazionale.

Chi soffre di gioco d’azzardo patologico, è caratterizzato dall’incapacità di resistere al desiderio di scommettere e cimentarsi in giochi nei quali vi sia la possibilità teorica di guadagnare molto, affrontando un rischio relativamente modesto o comunque accettabile in relazione alla singola perdita.

Questa seppur remota probabilità di vincita più o meno consistente sollecita le aeree cerebrali coinvolte nel sistema della ricompensa in modo del tutto analogo a quanto farebbero l’abuso alcolico o di sostanze psicotrope, procurando esaltazione e piacere nell’immediato.
Il giocatore è indotto a ricercare nuovamente e sempre più spesso la medesima sensazione, con un meccanismo che ben presto determina dipendenza.

ll GIOCATORE SOCIALE, utilizza il gioco per divertirsi e spesso lo fa in compagnia. 

Pur sperando nella vincita, è motivato da un semplice desiderio di divertimento. Generalmente non spende più denaro di quanto non si possa permettere ed è in grado di smettere di giocare quando lo desidera, riconosce nel gioco una potenziale fonte di danno economico.

Il giocatore sociale intuisce e non oltrepassa il labile confine tra innocua distensione e morboso accanimento.

Il GIOCATORE PROBLEMATICO non ha il pieno controllo 
sul gioco e le conseguenze che derivano da quest’ultimo, come ad esempio i debiti, iniziano a invadere la sua vita, ripercuotendosi sul benessere personale, familiare, lavorativo e sociale.

Il gioco diventa compulsivo quando il giocatore non riesce a controllare il desiderio di giocare, a prescindere dalle conseguenze di questo comportamento.

Il GIOCATORE PATOLOGICO è colui per il quale il gioco d’azzardo rappresenta una dipendenza. Il bisogno di giocare è sempre più forte. 

Solitamente il giocatore non riesce a separarsi dal gioco se non per brevi periodi di tempo. Prova irrequietezza e irritabilità quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo (astinenza). La frequenza di gioco è elevata anche per l’illusione che il giocatore nutre di rifarsi delle precedenti perdite (rincorsa alla perdita). L’elevato livello di eccitazione raggiunto lo spinge a trascorrere sempre più tempo al gioco, trascurando ciò che lo riguarda, lo circonda. 

I soggetti con gioco d’azzardo patologico ricercano
gratificazioni immediate.

Criteri secondo il DSM V

Secondo il DSM V un comportamento di gioco problematico, ricorrente e persistente è indicato dalla presenza. Di 4 o più dei seguenti sintomi per almeno 12 mesi:

  1. Necessità di giocare quantità crescenti di denari;
  2. Irritabilità o irrequietezza quando si tenta di ridurre o interrompere il gioco;
  3. Ripetuti sforzi di controllare il gioco;
  4. Pensieri ricorrenti inerenti al gioco;
  5. Si gioca quando ci si sente a disagio;
  6. Dopo aver perso denaro, si torna a giocare;
  7. Bugie per nascondere il coinvolgimento nel gioco
  8. Si mette a rischio una relazione significativa o il lavoro;
  9. Si conta sugli altri per procurarsi il denaro necessario a giocare.

COMORBILITÀ DEL GIOCO D’AZZARDO CON I DISTURBI PSICHIATRICI

La presenza di disturbi di personalità (DP) rappresenta un aspetto di vulnerabilità per lo sviluppo del gioco patologico. I DP riflettono una modalità disfunzionale di funzionamento. Utilizzando un approccio categoriale, molti studi hanno trovato una forte associazione tra DGA e i cluster di personalità B, come evidenziato dall’alta prevalenza di DP antisociale, borderline, istrionico e narcisistico. I tratti di impulsività, di disregolazione emotiva, di sensation e novelty seekingtipici di questo cluster di personalità sono stati spesso osservati e riscontrati nei giocatori patologici e sembrano essere alla base dei comportamenti disfunzionali messi in atto da questi individui. Il disturbo antisociale di personalità, in particolare, sembra essere il disturbo maggiormente riscontrato tra i giocatori patologici e anche quello più studiato.

LA CURA FARMACOLOGICA

Antidepressivi SSRI (inibitori meccanismo di ricaptazione della serotonina)

I  farmaci  antidepressivi  sono finora  i più  studiati per  la terapia  del gioco  patologico,  in particolare i composti serotoninergici.  Il  razionale  dell’uso deriva direttamente  dall’ipotesi che  il gambling  incontrollato  sia  un disturbo  inquadrabile  nello  spettro  compulsivo-impulsivo:  diversi studi  hanno  confermato  sia  la  presenza  di  un  coinvolgimento  del sistema  della  serotonina  nei disturbi impulsivi e nell’aggressività, sia l’importanza dei farmaci serotoninergici (clomipramina e i moderni SSRI) come trattamento farmacologico di prima scelta del disturbo ossessivo-compulsivo.  Più  specificamente,  segni  di disregolazione  serotoninergica  sono  stati evidenziati anche in giocatori patologici.

L’APPROCCIO PSICOTERAPICO

La psicoterapia orientata a trattare i problemi legati al gioco d’azzardo patologico è tesa a modificare le abitudini comportamentali ed i pensieri disfunzionali ad esso collegati.
Il percorso mira a sviluppare le capacità di  gestire l’impulso al gioco, affrontare e controllare le emozioni negative anziché evitarle attraverso l’azzardo, comprendere e affrontare i problemi psico-socio-relazionali inevitabilmente causati dalla dipendenza.

• Consolidare la consapevolezza di malattia e la motivazione alla astensione totale da qualsiasi tipo di gioco;
• Comprendere quali elementi, spesso inconsapevoli, possano essere collegati, e dunque fungere da supporto, alla condotta patologica d’azzardo;
• Riconoscere e criticare le distorsioni cognitive e le false credenze che attraverso il pensiero magico spingono a confidare in una facile e prossima vittoria;
• Esplorare gli stati d’animo che il soggetto vive prima e durante l’esperienza di gioco, affinché possa riconoscerli ed evitare in questo modo eventuali future ricadute.

In accordo con il Paziente è possibile programmare sedute in cui possano essere presenti anche i familiari, essendo questa una dipendenza che coinvolge l’intero nucleo.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

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  • Taylor GJ, Bagby RM, Parker JDA. Disorders of affect regulation: alexithymia in medical and psychiatric illness. Cambridge University Press; 1997;
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