Archivio mensile Novembre 2021

DiLaura Panìco

Il disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)

Che cos’è il DOC?

Il disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato da ossessioni, compulsioni o entrambe le cose (DSM V).

Le Ossessioni sono idee, immagini o impulsi di tipo ricorrente, persistente, involontario, intrusivo e ansiogeno.

Le Compulsioni (definite anche rituali) sono particolari azioni o atti mentali che i soggetti si sentono spinti a compiere ripetutamente per cercare di ridurre o prevenire l’ansia causata dalle ossessioni.

  • La maggior parte delle ossessioni e delle compulsioni sono correlate a preoccupazioni riguardo a danni o rischi, come quelli derivanti da sporcizia, malattie, incendi o furti;
  • Ogni giorno, i soggetti con DOC possono trascorrere ore pensando alle proprie ossessioni e attuando le proprie compulsioni, cosa che comporta problemi nella loro vita quotidiana;
  • Alcuni soggetti con DOC si rendono conto che le loro preoccupazioni sono immotivate, ma altri ritengono che sono fondate;
  • Spesso sono presenti altri disturbi mentali come un disturbo d’ansia, un disturbo depressivo o bipolare;
  • Il trattamento può includere, oltre al trattamento psicoterapico anche un’integrazione farmacologica.

I pensieri intrusivi sono normali. Tutti gli esseri umani sperimentano pensieri senza senso e indesiderati, quali il pensiero di saltare da un ponte sull’autostrada che corre sotto, il pensiero di correre fuori dalla macchina o di buttarsi nel traffico, l’immagine di urlare ai propri parenti, il pensiero di aver lasciato la spina attaccata e di causare un incendio, il pensiero di desiderare che una persona muoia, il pensiero di contrarre malattie in vari posti, come un bagno pubblico, il pensiero di aver lasciato la macchina aperta, ecc.

La principale differenza tra le persone con e senza DOC è il modo in cui questo tipo di pensieri è interpretato o valutato. I soggetti con DOC, infatti, considerano erroneamente questi pensieri significativi e pericolosi. Questo porta ad ansia e disagio. Fa sì, inoltre, che i pensieri sembrano prendere una “vita propria”. Nei soggetti con DOC, le ossessioni sono più angoscianti, più resistenti e più ripetitive di quelle dei soggetti senza DOC.

Età d’esordio

L’esordio del disturbo è generalmente precoce. Circa un quinto dei pazienti ne è colpito già in età infantile e nella maggioranza dei casi il disturbo ha inizio nella pubertà. Quasi tre quarti di tutti i pazienti viene colpito entro i 30 anni.

Dopo i 40 anni è molto rara la comparsa del disturbo. Sulla base di questa distribuzione, l’età media di esordio è intorno ai 22 anni. In genere l’esordio è graduale ed è quasi impossibile risalire a un evento scatenante o a un periodo in cui il disturbo è diventato significativo. Senza trattamento il DOC assume un carattere cronico e di lunga durata. Raramente guarisce spontaneamente.

Modello cognitivo-comportamentale del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)

Secondo il modello cognitivo-comportamentale, le ossessioni e le compulsioni persistono a causa delle interpretazioni errate attraverso cui l’individuo valuta i propri pensieri indesiderati intrusivi e i suoi tentativi di controllarli.

Un’ossessione si sviluppa e persiste perché viene attribuito un significato errato e distorto, ad esempio danno, pericolo o minaccia per sé o per gli altri. Questo fa sì che la persona si senta responsabile. Di conseguenza, proverà ansia, disagio, colpa, rabbia o disgusto.

Pertanto, cercherà di controllare e ridurre queste emozioni negative mettendo in atto una compulsione, neutra-lizzazione, evitamento o altre strategie di controllo mentale.

Tutti questi modi usati per gestire lo stress associato alla comparsa del pensiero diventano in realtà fattori scatenanti (trigger) per il pensiero stesso, aumentandone così la frequenza.

Ecco, dunque, che si ritorna al punto iniziale, la mente diventa estremamente sensibile e recettiva a individuare tutto quello che riguarda l’ossessione principale e il circolo ricomincia.

Errata valutazione dei pensieri intrusivi

Il pensiero porta all’azione

Se penso di fare qualcosa la farò realmente. Ad esempio, Marco ha il pensiero intrusivo di spogliarsi in pubblico e interpreta il fatto di avere questo pensiero come la prova che può farlo realmente. Ma il pensiero è il pensiero, non porta all’azione.

Fusione pensiero/azione

Se penso a un evento negativo è più probabile che si verifichi. Ad esempio, se penso (o immagino) che una persona ha un incidente, è più probabile che ne abbia uno. Un’altra fusione pensiero/azione è che i pensieri “cattivi” sono moralmente equivalenti ad azioni “cattive”. Ad esempio, Giovanni aveva delle immagini intrusive di fare sesso con una donna che non era sua moglie e dalla quale non era attratto per niente. Credeva che avere questo pensiero fosse spregevole come tradire davvero sua moglie, che le era stato infedele e che era una cattiva persona e si tormentava molto per questo.

Controllo dei pensieri

È possibile e fortemente auspicabile avere il perfetto controllo sui pensieri indesiderati in modo da evitare le conseguenze negative. Ad esempio, “se non controllo questi pensieri, alla fine mi faranno impazzire”.

Eccessivo senso di responsabilità

Si riferisce all’idea errata che se possiamo avere una minima influenza sull’esito di un evento negativo ne siamo totalmente responsabili. Sentiamo dunque di dover fare di tutto per prevenire l’evento negativo, anche se la probabilità che l’evento si verifichi è molto bassa. Ad esempio, Luca stava studiando in libreria e decise di mangiare delle noccioline. Circa un’ora dopo aver lasciato la libreria, Luca cominciò a pensare “se qualche briciola delle mie noccioline è rimasta sul tavolo e si siede in quel posto una persona che è allergica alle noccioline? Se avesse uno shock anafilattico e non avesse le medicine con sé e morisse? Sarebbe tutta colpa mia!”

Il trattamento metacognitivo di Wells per il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)

La MCT di Adrian Wells (2012) consente di sviluppare un nuovo modo di relazionarsi e reagire ai propri pensieri. L’assunto di base è che esiste uno stile di pensiero denominato Sindrome Cognitivo-Attentiva (Cognitive Attentional Syndrome – CAS) che porta le persone a mettere in atto pensieri ripetitivi come rimuginio, ruminazione, pensiero analitico e fissazione dell’attenzione su stimoli collegati a una minaccia e su strategie di fronteggiamento disfunzionali che alimentano la sofferenza.

La CAS viene percepita dal soggetto come incontrollabile, e quello che si fa durante il percorso di psicoterapia è interrompere la CAS riportandola a un controllo consapevole. Le credenze metacognitive nel DOC sorgono a partire dalla valutazione dei pensieri intrusivi e determinano e contribuiscono al mantenimento dei sintomi. La persona tiene sotto controllo pensieri e/o sensazioni indesiderati, e cerca di monitorare l’ambiente circostante per cogliere eventuali elementi minacciosi.

In questo trattamento viene data meno enfasi al protocollo di esposizione, foca-lizzandosi in maniera specifica sulle credenze che il paziente ha circa l’importanza e il significato dei pensieri intrusivi e delle compulsioni (ad esempio, sulla necessità di effettuare rituali e sulle conseguenze negative della loro mancata messa in atto).

Non si tratta, infatti, di modificare delle valutazioni del tipo “sono responsabile di prevenire un danno che si può verificare ai miei familiari” ma si lavora sulla percepita importanza e la potenza dei pensieri intrusivi.

Il trattamento, quindi, è orientato allo sviluppo di modalità di risposta più flessibili alle ossessioni, cosa che ne riduce l’importanza percepita e la sofferenza associata.

Vengono utilizzate diverse strategie, tra cui la Detached Mindfulness che aiuta la persona ad acquisire abilità alternative per sviluppare una relazione diversa con i propri pensieri.

BIBLIOGRAFIA

  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Arlington: American Psychiatric Publishing;
  • Landsman, K.J., Rupertus, K.M., Pedrick, C. (2005). Loving someone with OCD. Help for you & your family. Oakland: New Harbinger;
  • Beck, J.S. (2013). La terapia cognitivo-comportamentale. Edizione Italiana a cura di A. Montano. Roma: Astrolabio-Ubaldini Editore;
  • Kabat-Zinn, J. (1990). Full catastrophe living: Using the wisdom of your body and mind to face stress, pain, and illness. New York: Dell Publishing. Trad.it. Vivere momento per momento. Milano: Corbaccio Editore, 2005;
  • Segal, Z.V., Williams, J.M.G., Teasdale, J.D. (2013). Mindfulness-Based Cognitive Therapy for Depression (second edition). New York: The Guilford Press;
  • Wells, A. (2012). Terapia dei disturbi d’ansia e della depressione. Firenze: Eclipsi.

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