Il disturbo Borderline di personalità

DiLaura Panìco

Il disturbo Borderline di personalità

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Disturbo BorderlineDescrizione del disturbo

Riassumendolo in punti nodali fondamentali: instabilità delle relazioni personali, nell’immagine di sé e nello sviluppo degli affetti, spesso da marcata impulsività.

La sintomatologia del disturbo borderline è in effetti molto varia e include una vasta gamma di manifestazioni psicopatologiche, le aree funzionali segnate sono, in particolar modo:

  • rapporti interpersonali (tumultuosi e segnata da picchi di idealizzazione e svalutazione e dalla paura dell’abbandono);
  • affetti (dominati da rabbia e da un senso di vuoto);
  • identità instabile e deficitaria;
  • impulsività.

Il paziente borderline sperimenta relazioni caotiche e contradditorie e i sentimenti provati oscillano tra dipendenza e ostilità: l’ambivalenza relazionale si esprime attraverso l’angoscia all’idea di essere abbandonati e dall’altra temono di essere sopraffatti e di perdere la propria identità nelle relazioni intime.

Il suo atteggiamento è quello di chi ritiene gli altri responsabili dei propri problemi, percependosi nella relazione con il ruolo della Vittima e successivamente con quello del Persecutore (Karpman, S., 1968). Portati a manipolare le persone per i propri scopi, sovente i comportamenti tipici quali gli scoppi d’ira tipi o le minacce di suicidio finiscono quasi sempre per allontanarli dagli altri, quando in realtà avrebbero il fine di ottenere attenzione e rassicurazione.

I soggetti con disturbo borderline presentano relazioni con gli altri tumultuose, intense e coinvolgenti, ma ancora una volta estremamente instabili e caotiche. Non hanno vie di mezzo, sono per il “tutto o nulla”, per cui oscillano rapidamente tra l’idealizzazione dell’altro e la sua svalutazione. I rapporti iniziano generalmente con l’idea che l’altro, il partner o un amico, sia perfetto, completamente e costantemente protettivo, affidabile, disponibile, buono.

Ma è sufficiente un errore, una critica o una disattenzione, che l’altro venga catalogato repentinamente nel modo opposto: minaccioso, ingannevole, disonesto, malevolo. In molti casi le due immagini dell’altro, quella “buona” e quella “cattiva,” sono presenti contemporaneamente nella mente del soggetto borderline, generando ulteriore caos.
Tutte queste difficoltà incidono drammaticamente sulla stima di sé, per cui i soggetti con questo disturbo si percepiscono, contemporaneamente, sbagliati e fragili.

Possiedono un basso livello di tolleranza alla frustrazione e di fronte ad uno stress anche minimo reagiscono con rabbia, emozione che li induce a compiere atti impulsivi, spesso gravemente autodistruttivi, come incidenti automobilistici, abuso di sostanze, promiscuità sessuale.

Caratteristico del borderline è il cronico sentimento di vuoto, spesso accompagnato da un’angosciante incertezza circa la propria identità, che si estende a varie aree: ruolo di genere, orientamento sessuale, mete e valori personali, la capacità di differenziare i propri pensieri ed emozioni da quelle degli altri. Nei momenti di solitudine questi vissuti drammatici si esasperano, da qui spiegata la difficoltà ed il terrore da parte dei soggetti borderline a tollerare la solitudine e la loro ricerca frenetica di relazioni, sulle quali finiscono inevitabilmente per riversare la loro angoscia e i loro conflitti.

 

Indicazioni per il trattamento

 La domanda su quale forma di terapia sia più appropriata – considerando il tipo di paziente e la prognosi – è fondamentale, considerando il carattere principalmente supportivo dell’intervento. Diversa enfasi viene posta sulle tecniche di sostegno, chiarificazione, confrontazione e interpretazione degli aspetti transferali.

Personalmente considero un buon successo con questo tipo di pazienti anche la formazione di una buona alleanza terapeutica, che simbolicamente e transferalmente costituisce un po’ la base sicura che essi spesso non hanno avuto modo di sperimentare nella prima infanzia nella diade materna. La difficoltà principale è in questi casi appunto data dallo stabilire un’alleanza terapeutica, cioè un clima fiducioso e collaborativo tra paziente e terapeuta.

Il paziente fatica a considerare il proprio terapeuta come una persona in grado di aiutarlo: il borderline non possiede un Io osservante integrato e tende così ad oscillare tra un attaccamento simbiotico e un distacco ostile nella relazione terapeutica. Essi inoltre, spesso minacciano di interrompere il trattamento e mettono in atto comportamenti distruttivi.

La terapia centrata sul transfert (TFP) di Clarkin, Yeomans e Kernberg è una terapia di stampo psicoanalitico. Il suo obiettivo principale è quello di aiutare il paziente a riconoscere, a partire dalla relazione col terapeuta, le rappresentazioni di Sé e dell’altro non integrate (es. dire della stessa persona, a distanza di pochi minuti: “E’ la persona più buona della Terra!” e “E’proprio un infame!”) e a integrarle (es. “E’ una persona disponibile, anche se stavolta mi ha risposto male”). Compito del percorso terapeutico è quindi quello di analizzare le difese del paziente aiutandolo ad integrare le parti scisse di sé (buone e cattive).

Il contratto tra terapeuta e paziente impegna quest’ultimo a ricorrere anche ad ulteriori risorse terapeutiche (es. terapia farmacologica, periodi di ricovero) nel caso in cui manifestasse comportamenti che minacciano la sua salute e il prosieguo della terapia.

 

BIBLIOGRAFIA

  • Karpman, S., 1968. Fairy tales and script drama analysis.
  • Lingiardi, V., 2001. La personalità e I suoi disturbi. Il Saggiatore, pp. 206-212.

Info sull'autore

Laura Panìco administrator

Sono Psicologa clinica e psicoterapeuta. Nata a Roma nel 1978 dove vivo e lavoro. Terapeuta EMDR, specializzata in psicotraumatologia.

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