La violenza domestica

DiLaura Panìco

La violenza domestica

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Violenza domestica

Definizione e origini culturali

La definizione di che cosa sia la “violenza” non è assoluta, né immodificabile.

I dati raccolti negli ultimi trent’anni rispetto a questo tipo di violenza sono drammaticamente in crescita, e, nella quasi totalità dei casi coinvolgono prevalentemente il genere femminile.

E’ “violenza contro le donne” ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà. Così recita l’art.1 della dichiarazione Onu sull’eliminazione della violenza contro le donne. Con l’espressione violenza di genere si indicano tutte quelle forme di violenza da quella psicologica e fisica a quella sessuale, dagli atti persecutori del cosiddetto stalking allo stupro, fino al femminicidio, che riguardano un vasto numero di persone discriminate in base al sesso.

La violenza domestica è ogni tipo di violenza fisica, psichica, economica e sessuale all’interno di una relazione affettiva o di una relazione di tale tipo passata. 
La violenza domestica viene perpetrata agita quasi esclusivamente dagli uomini contro le donne e si svolge soprattutto tra le mura domestiche, nell’ambito ritenuto più sicuro. Nella definizione di violenza domestica sono comprese molteplici e variegate azioni e comportamenti che mirano tutti all’ affermazione del potere e del controllo sull’altra persona, sul suo agire e pensare. 

La violenza sulle donne è un fenomeno trasversale, radicato, sottostimato e multidimensionale.

E’ derivante da un retaggio culturale profondamente patriarcale e maschilista, in cui gli stereotipi  di genere si radicano molto facilmente fino ad essere accettati anche dalla vittima di violenza, facilitando squilibrio e sottomissione nelle relazioni.

 

Leonor Walker e il ciclo della violenza

Il ciclo della violenza è una teoria che contempla l’esistenza fasi specifiche nelle dinamiche legate alla violenza di genere, la Walker ha sottolineato il fatto che le vittime non denunciano apertamente i loro aggressori per paura di un litigio o di peggiorare la loro situazione, soprattutto se dipendono economicamente dal loro aggressore.

  • Fase dell’accumulo di tensione – In questa fase si assiste a un graduale aumento della tensione. Non ha una precisa durata temporale, può durare dai giorni agli anni. Durante questa fase possono verificarsi scenate di gelosia, grida e piccole discussioni. Gli insulti e la violenza verbale vengono visti dalla vittima come sporadici e controllabili, l’aggressore, intanto, sperimenta repentini sbalzi d’umore, si arrabbia per cose di poco conto e appare sempre teso e irritato. In questa fase la vittima mantiene un “basso profilo” cercando di adottare comportamenti che non infastidiscano ulteriormente il partner.
  • Fase dell’aggressione – E’ la fase più breve, coincide con il momento in cui si manifesta la violenza vera e propria. C’è una totale mancanza di controllo da parte dell’aggressore e si verificano aggressioni fisiche, psicologiche e/o sessuali. La vittima prova incredulità e ansia e tende a isolarsi provando un profondo senso di impotenza, di solito trascorrono alcuni giorni prima che chieda aiuto, più spesso arriva anche a non chiederne affatto.
  • Fase di riconciliazione – In questa fase del ciclo l’aggressore porge le sue scuse e promette che non ripeterà più un comportamento del genere. Utilizza strategie comunicative manipolatorie e colpevolizzanti affinchè la relazione non si interrompa, cedere e lasciarsi abbindolare da regali o promesse però non fa altro che rafforzare il comportamento violento. La vittima ha la necessità di pensare che non subirà mai più un abuso, in questa fase infatti è molto raro che sporga denuncia. L’apparente calma e il comportamento affettuoso dell’aggressore fanno credere alla vittima che sia cambiato davvero, questa fase finisce quando dalla calma si passa nuovamente alle discussioni e alle vessazioni.

 

Cosa fare per tutelarsi

C’è bisogno innanzitutto che le vittime prendano consapevolezza della precaria e pericolosa situazione in cui si trovano, il ciclo della violenza infatti tende ad acutizzarsi sempre più e può portare a gravi conseguenze per l’incolumità della vittima (o delle vittime, nel caso siano coinvolti anche minori).

La Convenzione di Instanbul (2011) ha definito un quadro ben preciso che descrive il fenomeno della violenza e la punibilità dell’aggressore.

La legge contro la violenza di genere persegue tre obiettivi principali: prevenire i reati, punir i colpevoli, proteggere le vittime. Con l’introduzione del 2009 del reato di atti persecutori-stalking che si configurano in ogni atteggiamento violento e persecutorio e che costringono la vittima a cambiare la propria condotta di vita.

Per le segnalazioni è attivo il 1522, il numero verde di pubblica utilità della Rete nazionale antiviolenza.
Sono in campo molteplici interventi: la tutela delle vittime di maltrattamenti e violenza domestica, le risorse per finanziare un Piano d’azione antiviolenza e la rete di case-rifugio, la formazione sulle tecniche di ascolto e approccio alle vittime, di valutazione del rischio e individuazione delle misure di protezione, i corsi sulla violenza domestica e lo stalking

 

Di seguito, il link della lista dei centri antiviolenza regione per regione.       

https://www.direcontrolaviolenza.it/i-centri-antiviolenza/

 

 

Bibliografia

  • Romito P, De Marchi M, Gerin D. (2008), Le conseguenze della violenza sulla salute delle donne, SIMG, (3):34-6;
  • Unicef (2000), La violenza domestica contro le donne e le bambine, it. Innocenti Digest n.6, Giugno;
  • Walker Lenore, (1996), Abused Women and Survivor Therapy, American Psycological Association, Washington D.C.;

 

Info sull'autore

Laura Panìco administrator

Sono Psicologa clinica e psicoterapeuta. Nata a Roma nel 1978 dove vivo e lavoro. Terapeuta EMDR, specializzata in psicotraumatologia.

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