Le competenze genitoriali

DiLaura Panìco

Le competenze genitoriali

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Competenze Genitoriali

Saper prendersi cura

Il concetto di competenze genitoriali è ampio e coinvolge componenti biologiche, psicologiche e sociali.

In termini generali tale costrutto può essere inteso mediante una serie di parametri relativi sia a qualità personali, sia a competenze relazionali e sociali.

L’espressione “competenze genitoriali” si riferisce di fatto a un insieme di qualità, attitudini, atteggiamenti individuali che trovano declinazioni teoriche diverse, alcune più centrate sulle “abilità”, altre su elementi intrapersonali, altre su aspetti relazionali. Nonostante questa difficoltà ad accogliere una definizione univoca di “competenze” sembra comunque possibile fare riferimento alla qualità delle rappresentazioni psichiche (in particolare a quelle con valenza affettiva) relative alla funzione genitoriale.

In riferimento alla possibilità di assolvere sufficientemente alle funzioni genitoriali che sostengono lo sviluppo sono state individuate e descritte alcune caratteristiche di personalità e capacità specifiche che sono alla base di quella complessa attitudine alla cura ed educazione dei figli che viene denominata “competenza genitoriale o di accudimento”. 
Gli aspetti che la compongono possono essere valutati al fine di sostenerli e potenziarli.

Inoltre, le competenze genitoriali vanno considerate in relazione alle esigenze che contraddistinguono i fanciulli nelle diverse fasi evolutive, ma anche in relazione alle loro caratteristiche individuali o alla presenza di condizioni psicofisiche o familiari particolari (es. patologie psichiche, malattie fisiche, separazioni affettive, stress ambientali). 
Tra le caratteristiche individuali più importanti, per essere ritenuti predisposti a prendersi cura di bambini e ragazzi in via di sviluppo, rientrano quelle descritte a seguire. 

 

Genitori PsicologiaGenitori si diventa

Una delle prime qualità alla base delle competenze di accudimento è l’altruismo, cioè quella disposizione individuale che si manifesta attraverso la tendenza ad aiutare altre persone in modo attivo e disinteressato, una capacità che consente ai genitori di essere empatici, aperti e di concentrarsi con coinvolgimento sui problemi dei figli. 

Altrettanto importante, nella gestione delle situazioni quotidiane di cura e come base per il processo di modellamento attuato dagli “adulti che si prendono cura”, è l’assertività, che consiste nella capacità di esprimere in modo adeguato pensieri ed emozioni, sia positivi che negativi, facendo e ricevendo critiche o complimenti. Questa capacità di non essere né passivi, né aggressivi è un’abilità genitoriale che permette di insegnare e trasmettere modelli di comunicazione in grado di favorire la possibilità di stabilire legami affettivi sicuri, divenendo equilibrati e indipendenti. 

L’assertività è sostenuta, a sua volta, da livelli sufficientemente buoni d’indipendenza che si manifesta con una capacità dei genitori di compiere le attività abituali, sia di accudimento che personali, senza dover ricorrere costantemente ad aiuto o protezione di altri (es. proprie figure genitoriali). Questa caratteristica, infatti, consente di svincolarsi dal bisogno di ottenere l’approvazione altrui e sostiene la capacità di prendersi delle responsabilità delle proprie azioni, favorendo la trasmissione di forme di attaccamento sicuro nelle figure accudite. 

Un’altra dote importante nelle figure di cura è l’autostima, che consiste nella valutazione che un genitore fa su se stesso sulla base di idee e opinioni personali. Un buon livello di soddisfazione di sé, infatti, rende più socievoli, equilibrati, tolleranti a frustrazioni e conseguentemente capaci di risolvere i problemi posti dalla genitorialità. Una figura affettiva di riferimento dotata di buona stima di sé tende ad essere stimolante da un punto di vista interpersonale e a non attribuire ai figli, come ad altre persone, le proiezioni delle proprie convinzioni negative su se stessa. 

Particolarmente utile, nei genitori e nelle figure che si prendono cura di bambini e ragazzi, può essere anche l’apertura mentale, ossia l’atteggiamento di curiosità con cui ci si avvicina ad esperienze nuove, tollerando idee e culture diverse, aspetti che sostengono la capacità dei genitori di insegnare ai propri figli a vivere sia esperienze positive che negative e di sopportare anche ciò che è meno familiare. 

Strettamente connessa a questa caratteristica è l’empatia che permette di riconoscere, davanti ai figli, i sentimenti e le prospettive altrui, in modo da stimolare la capacità di mettersi nei panni degli altri, necessaria per vivere legami affettivi dotati di stabilità. 

La tolleranza alla frustrazione rappresenta una capacità a supporto della precedente in quanto sostiene una possibilità di reagire nel caso in cui alcune aspettative non trovino conferma oppure un progetto personale non si realizzi. Essa rappresenta una caratteristica importante nell’educazione genitoriale in quanto consente di insegnare a mantenere l’equilibrio nelle difficoltà, superando il dolore di una delusione per rimettersi in gioco, ricostruendo nuove opportunità di vita. 

In modo simile, appare utile la specifica capacità di superare il dolore e le perdite, che rappresenta la base dell’elaborazione e del superamento delle esperienze di allontanamento, attraverso l’iniziale ascolto e accoglienza delle proprie emozioni e la successiva riorganizzazione della vita personale, familiare e sociale nell’affrontare i lutti e gli eventi affettivamente assimilabili ad essi. 

La presenza di un sufficiente livello delle caratteristiche individuali descritte, che sottendono le competenze genitoriali, indica buone potenzialità a svolgere il ruolo di genitore o di un’altra figura di accudimento. La capacità di prendersi cura va intesa, tuttavia, come una predisposizione, ovvero come un “substrato” e una base che può essere potenziata, attraverso attività di sostegno alla genitorialità, applicando il valido pensiero-guida che afferma che: “genitori si diventa”. 

 

BIBLIOGRAFIA

  • Fonagy, P., & Target, M. (1997). Attachment and reflective function, (trad. it. Attaccamento e funzione riflessiva, Raffaello Cortina, Milano, 2001);
  • Camerini, G. B., Lopez G., Volpini L., 2011, Manuale di valutazione delle capacità genitoriali, Maggioli, Rimini;
  • Baumrind D., 1991, The influence of parenting style on adolescent competence and substance use. Journal of early adolescence, 11, 56-95;
  • Bowlby J., 1989, Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Raffaello Cortina, Milano. 

 

 

Info sull'autore

Laura Panìco administrator

Sono Psicologa clinica e psicoterapeuta. Nata a Roma nel 1978 dove vivo e lavoro. Terapeuta EMDR, specializzata in psicotraumatologia.

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