L’elaborazione terapeutica delle fasi del lutto

DiLaura Panìco

L’elaborazione terapeutica delle fasi del lutto

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Lutto Psicologia

L’alleanza e l’esplorazione dei significati

Nell’elaborazione del processo del lutto in terapia forte è la necessità da parte del paziente di raccontare la propria storia esplorando nuovi significati in una cornice di piena empatia.

L’espressione affettiva in riferimento al lutto viene vissuta come parte integrante del racconto di quella storia, importante che ciò avvenga in un setting percepito come confortevole e sicuro da parte della persona che sta ri-scrivendo la matrice di una dolorosa esperienza.

La risoluzione e la conclusione di tale racconto coincidono con la qualità del legame tra terapeuta e paziente e costituiscono quindi il fine ultimo del processo, la ri-elaborazione, attraverso l’attribuzione di nuovi significati.

Le cinque fasi del lutto

Kubler-Ross (1969) è una ricercatrice che ha documentato la specificità del processo del lutto.

La prima fase riconosciuta nel processo del lutto è quella denominata di shock e negazione.

Lo shock può essere inteso come l’esperienza viscerale di sorpresa anche se si tratta di una esperienza di incidente, morte, percosse o di terrore nel realizzare che si è soli.

Lo shock sperimentato per la perdita di una persona cara, anche se attesa, rappresenta la perdita di quel rapporto. Lo stato di shock iniziale pervade la condizione di perdita di relativa tranquillità che si aveva prima di essa. D’altro lato il senso di shock è inevitabilmente connesso a una perdita a livello intrapsichico di una relazione amorevole e protettiva.

Attraverso la funzione di diniego ci si fabbrica un “paracolpo” dopo un’esperienza scioccante, permettendo di alleviare il dolore fisico e psichico e di sviluppare le difese contro la conoscenza completa del trauma/tradimento che si sente di aver subìto.

Quando si cerca la psicoterapia è spesso molto tempo dopo il verificarsi delle esperienze originali traumatizzanti, tuttavia l’uso della negazione continua come difesa contro l’esperienza rivissuta del dolore per la perdita.

Nel momento in cui la persona non è in grado di mantenere la negazione, si muove verso sentimenti di rabbia.

La rabbia è un’emozione normale in risposta alla percezione di un’ingiustizia subita, funzionale a mobilitare le risorse della persona per cercare di cambiare l’ambiente, la situazione o il corso degli eventi. La rabbia che si sperimenta nella fase di lutto è spesso generalizzata, la si rivolge verso Dio, i medici, la famiglia, gli amici o verso sé stessi. L’accettazione di quest’emozione da parte del contesto relazionale della persona che ha subito il lutto, aiuta la stessa a passare nella fase successiva.

Nel setting terapeutico quest’emozione necessita di venire onorata ed espressa con pienezza, rispettando i tempi e le modalità espressive del paziente in uno “stare con” empatico e orientato all’accoglienza. Il lavoro sulla rabbia è un aspetto normale nel trattamento del lutto e necessario per passare allo stato successivo di guarigione.

Il patteggiamento, come le precedenti fasi, è un tentativo mentale, fisico e comportamentale di risolvere un problema. Questa fase è permeata da una sorta di pensiero magico, nella concretezza per esempio può essere manifestato sotto forma di promesse da fare a Dio in cambio di una cura.

In terapia parallelamente a questa fase, si eviterà o rinvierà l’originale dolore della perdita di una relazione insita nell’abuso e nella negazione, del patteggiamento fanno parte quindi gli sforzi per evitare i sentimenti di disperazione, permettendo di evitare e (ri)sperimentare il dolore della perdita.

Nel lavoro terapeutico vanno sottolineate in questa fase le resistenze al lavoro espresse attraverso i tentativi del paziente di patteggiare l’allontanamento del sottostante dolore.

Quando la persona non può più negare la realtà della perdita si apre alla fase della depressione.

Questa fase ha un effetto profondo sulla persona, che si manifesta attraverso la perdita delle speranze, dei progetti, delle connessioni, di un modo di vivere, l’emozione predominante è una profonda tristezza/disperazione, questo sentimento è connesso proporzionalmente con la profondità della perdita.

Tuttavia questa fase così dolorosa è inevitabile per elaborare la perdita, se vissuta nel qui-e-ora o nella regressione, nel riesperire pieno del sentimento legato al lutto, all’evento traumatico o a bisogni insoddisfatti.

Kubler-Ross descrive l’aiuto terapeutico offerto in questa fase come un sentire che prende forma e si esprime con il tocco di una mano, con uno stare seduti insieme in silenzio, attraverso la sintonizzazione empatica e attraverso la presa di responsabilità da parte del paziente (Erskine, 1973) per aver compiuto delle decisioni che hanno dato forma alla propria vita, sperimentando in questo modo un’infusione di speranza e di potere personale.

Dopo la fase depressiva subentra l’accettazione.

Quest’ultima fase non viene descritta dall’autrice come un momento felice, ma sicuramente priva di sentimenti di angoscia e pervasa di curiosità, in cui si possono chiudere le questioni aperte. La tristezza è stata sentita ed espressa pienamente, i vecchi sentimenti comportamenti o credenze vengono modificati o eliminati.

Lo spostamento verso la fase dell’accettazione permetterà alla persona di sviluppare una solidità e permanenza che miglioreranno la qualità della sua vita attraverso l’aumento del contatto con sé stessi e gli altri, contribuendo a creare una vita gioiosa e creativa.

Attraverso la comprensione dei passaggi e dei ritmi del lutto, soggettivi in ogni  paziente, si può aiutare a rispettarsi in questa sperimentazione delicata. Fermandosi, modificando l’esperienza, condividendo in un sentire empatico, alla ricerca di un significato costruttivo profondo.

 

BIBLIOGRAFIA

  • Erskine, R. G. (1973), Six Stages of treatment, Transactional Analysis Journal. 3(3), 149-150.
  • Erskine, R. G. (1993), Inquiry attunement, and involvement in the psychotherapy of dissociation, Transactional Analysis Journal. 23, 184-190.
  • Kubler-Ross, E. (1969), On death and dying. New York: Macmillan, Schiff, A. W., & Schiff, J. L. (1971), Passivity, Transactional Analysis Journal. 1(1), 34-44.
  • Schiff, a: W., & Schiff, J. L. (1971), Passivity, Transactional Analysis Journal. 1(1), 34-44.

 

 

Info sull'autore

Laura Panìco administrator

Sono Psicologa clinica e psicoterapeuta. Nata a Roma nel 1978 dove vivo e lavoro. Terapeuta EMDR, specializzata in psicotraumatologia.

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