Le fasi dell’intervento

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Fasi intervento psicoterapicoI diversi step dell’intervento terapeutico

Il piano di trattamento può essere inteso come un accordo consensuale tra me e il paziente; una sorta cioè di compromesso tra ciò che posso offrire nell’accogliere una domanda e ciò che il paziente si aspetta di ottenere al termine di un percorso terapeutico.

Il confronto tra richiesta e disponibilità di azione rappresenta sicuramente un presupposto per la definizione e il mantenimento di una direzione chiara e coerente della terapia.

Ritengo fondamentale il confronto rispetto allo scopo principale che il mio paziente intende perseguire, al fine di evitare di procedere su direzioni diverse.

Risulta pertanto estremamente utile la programmazione dell’intervento, che “abbozza” in anticipo ciò che accadrà, attraverso la specificazione di mete e passi intermedi necessari al raggiungimento dell’obiettivo finale.

Codificare il processo terapeutico attraverso regole procedurali mi permette di monitorare costantemente i progressi fatti dal paziente attraverso il confronto tra ciò che viene da questi riferito e ciò che è stato stabilito (ad esempio come meta, o sotto obiettivo) durante la pianificazione.

Consente inoltre la verifica finale dell’efficacia del trattamento, oltre che dei risultati intermedi raggiunti durante lo svolgimento. Inoltre ho la possibilità di modificare il piano di trattamento nei suoi diversi punti (ad esempio mete, strategie, tecniche), in relazione a ciò che il paziente riferisce rispetto ai passi fatti e progressi ottenuti.

Quanto più con il paziente abbiamo definito in modo chiaro e concreto i bisogni e le aspettative rispetto alla terapia, tanto più efficace risulterà un piano di trattamento in quanto risultato di una collaborazione rispetto agli obiettivi e della partecipazione attiva e responsabile del paziente al processo terapeutico. 

Nel processo di pianificazione del trattamento dei diversi stadi della terapia, occorre in primo luogo tener conto della motivazione e delle aspettative generali espresse dal paziente in forma esplicita o implicita. 

 

  • La fase dell’accoglienza

Le prime tre sedute sono volte alla conoscenza reciproca e alla valutazione diagnostica.

Durante i primi incontri mi pongo in una posizione di ascolto attivo ed empatico rispetto a quanto emergerà. Questa fase è utile alla persona per verificare nella realtà le proprie aspettative rispetto al lavoro che intende svolgere su di sé e per raccogliere informazioni specifiche sulla problematica da trattare.

Essenziale è la raccolta di dati anamnestici, in particolar modo circa la storia personale e familiare, orientata a capire il funzionamento del paziente nei vari contesti per strutturare nel modo migliore possibile l’intervento.

In questa prima fase procederò con la somministrazione di test, attuando una restituzione condivisa rispetto ai risultati di questi al termine di questo primo ciclo di sedute.

Fondamentale per me è il senso di accoglienza che la persona sperimenterà, senza sentirsi giudicata e al sicuro per potersi sentire libera di esprimersi pienamente in rispetto dei tempi e nei confronti di argomenti delicati o dolorosi.

 

  • La fase centrale del trattamento

In questa fase inizialmente sarà molto importante formulare in modo chiaro ed esplicito un obiettivo di cambiamento (in analisi transazionale chiamato contratto terapeutico) di cui si possa verificare il raggiungimento nel tempo.

Una volta stabilito l’obiettivo verso cui dirigersi inizia il percorso psicoterapico (o consulenza) il cui strumento di intervento principale è il colloquio clinico della durata di 50 minuti a frequenza settimanale.

Il mio intervento è interattivo e si basa sull’ascolto, l’empatia, l’analisi dei processi intrapsichici e relazionali secondo il modello dell’Analisi Transazionale, Gestaltico e Bioenergetico.

 

  • La fase di chiusura

Nella fase di chiusura del trattamento l’obiettivo è consolidare i nuovi apprendimenti e rinforzare i risultati raggiunti attuando un sostegno attivo della persona nel rassicurarsi circa la propria capacità di auto-sostenersi e nella sperimentazione della propria autoefficacia.

In questa fase sono previste delle sedute di follow-up dilazionate con scadenze temporali sempre più ampie per accompagnare gradualmente la persona verso l’autonomia.

 

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