Archivio dei tag Famiglia

DiLaura Panìco

Uomini maltrattanti e terapia EMDR

 

POTER SCEGLIERE DI..

Il maltrattamento non è un raptus, ma una scelta.

Per quanto condizionato da mille fattori di rischio, ambientali, relazionali, psicologici, il maltrattamento si sceglie e, per questo, si può anche SCEGLIERE DI FERMARE LA VIOLENZA.

Esistono degli elementi anamnestici e rilevabili in termini di attaccamento disfunzionale alle figure primarie di riferimento, che molti degli uomini che diventano violenti hanno in comune. Ad esempio, molti di loro vivevano in famiglie in cui non si capiva quello che accadeva. I genitori avevano comportamenti imprevedibili, non razionali. Oppure uno dei genitori era violento nei confronti del bambino o del/lla partner.

E alla fine, essere un uomo violento è una scelta.

Quando noi, in terapia, ascoltiamo gli uomini che parlano, cerchiamo di farli concentrare proprio su questo: la violenza è una scelta.

Loro cercano di portare in terapia tutta una serie di episodi che potrebbero portare a giustificare il loro comportamento, come appunto, le violenze subite dai familiari o le ingiustizie subite sul luogo di lavoro o nelle relazioni sentimentali. Noi cerchiamo, invece, di farli concentrare proprio sui loro comportamenti, riconsegnando a loro il focus del potere decisionale. A volte passiamo l’intera ora della terapia a ricostruire pochi minuti di un episodio che ha fatto scatenare la violenza, ricostruiamo con loro come era la stanza in cui è scoppiata la violenza, come era messo il piatto in tavola e così via, per farli concentrare sulle loro azioni e conseguentemente sui meccanismi di pensiero-emozione-comportamento che li hanno innescati, sui meccanismi che hanno fatto scattare la violenza.

 

Violence2

MENTALIZZAZIONE E CONSAPEVOLEZZA

Andiamo a nominare la violenza.

Gli uomini all’inizio la minimizzano, la negano, poi, pian piano, ne diventano consapevoli. Uno dei motivi più frequenti per cui un uomo decide di seguire un percorso di terapia per smettere di essere violento, è quando ci sono dei figli. Più che chiedersi “Che marito voglio essere?”, la molla che fa scattare la consapevolezza di avere bisogno d’aiuto, è “Che padre voglio essere?”. Da questa domanda può partire un percorso che porta ad acquisire nuove consapevolezze all’uomo maltrattante.

L’obiettivo principale per noi operatori sanitari è quello di mettere in sicurezza la vittima dei maltrattamenti ed eventuali minori coinvolti attraverso la riduzione dei comportamenti aggressivi. Intervenire direttamente sul soggetto maltrattante può contribuire all’interruzione del circolo della violenza.

Per lavorare efficacemente con gli uomini violenti è necessario sapere che dietro questa rappresentazione si nasconde l’immagine di un bambino traumatizzato che ha subito prima ed ha imparato poi ad essere violento come risposta elettiva, per quanto disfunzionale, ad una situazione vissuta di costante pericolo. Dietro un uomo violento è necessario quindi scorgere un’altra immagine: quella di un bambino traumatizzato che ha subito, a sua volta, una serie di esperienze negative avverse, uno di quei bambini che a volte vediamo nei nostri servizi sociali, nei servizi di tutela per minori e che molto probabilmente non ha avuto la fortuna o la possibilità di incontrare una figura terapeutica riparativa che potesse aiutarlo nella rielaborazione di tali esperienze.

La violenza viene percepita da questi uomini come l’unica opzione disponibile e possibile (per quanto disfunzionale) atta a gestire un conflitto relazionale. Le teorie riconoscono un ruolo centrale dell’attivazione del sistema limbico e dell’amigdala nei comportamenti aggressivi e un importante deficit di inibizione da parte della corteccia prefrontale (che svolge un ruolo fondamentale nei processi cognitivi e nella regolazione del comportamento).

Violence3

 

EMDR E RIELABORAZIONE

Le ricerche scientifiche affermano il ruolo centrale di iperattivazione dell’amigdala in connessione con i comportamenti violenti e sul quale invece la terapia EMDR possiede prove di efficacia incontestabili.

Dato l’assunto fondamentale della terapia EMDR secondo cui sintomo e malattia sono l’espressione di traumi registrati nella memoria in modo disfunzionale, allo stesso modo i comportamenti aggressivi e violenti possono essere considerati come la manifestazione sintomatica di traumi irrisolti, innestati su soggetti che nella vita hanno sviluppato modelli operativi interni disfunzionali e stili di attaccamento insicuri o disorganizzati con le loro figure di riferimento, vissuti in contesti familiari scarsamente protettivi, potenzialmente minaccianti o esplicitamente maltrattanti.

Nessuno nasce violento, nessuno ha il “gene cattivo” della violenza dentro di sé.

E i comportamenti violenti possono essere disattivati.

Il protocollo di trattamento EMDR è incentrato su trattamento di traumi con la t minuscola (ripetuti nel tempo e di natura prettamente relazionale) e con T maiuscola (eventi catastrofici, incidenti..), con particolare riferimento alla violenza subita (fisica e psicologica), alla violenza assistita, agli abusi sessuali, ai traumi transgenerazionali e ai traumi dell’attaccamento.

Attraverso la tecnica del Floatback (“tornare indietro”) vengono contattate dal paziente antiche emozioni di rabbia e umiliazione in relazione a questi eventi traumatici, emozioni e sensazioni corporee che coincidono perfettamente con quelle che si attivano quando, in situazioni di conflitto coniugale e a seguito di stimoli legati a sentimenti di umiliazione sono strettamente connesse al mancato contenimento della rabbia, che poi sfocia in maltrattamento.

Studi clinici dimostrano che il lavoro terapeutico con l’EMDR favorisce l’aumento della capacità di mentalizzazione (comprendo il mio stato mentale, comprendo il tuo stato mentale), una presa di consapevolezza autentica di quello che è stato e delle conseguenze dei propri agiti, vengono modificati i pattern di attaccamento disfunzionale.

Inoltre i traumi elaborati in maniera adattiva non innescano meccanismi automatici ed incontrollabili di aggressività, bensì strategie adattive di gestione dei conflitti e della rabbia.

Si osserva, quindi, in questi pazienti una maggior capacità di regolare le emozioni, un maggior controllo degli impulsi, una diminuzione dei livelli di dissociazione e un aumento generale del benessere e del funzionamento psichico globale.

Il valore aggiunto dell’EMDR offre quindi un reale potenziale per il trattamento degli autori di violenze, focalizzando l’attenzione sull’individuazione ed elaborazione dei ricordi traumatici alle radici della violenza stessa: i traumi elaborati in maniera adattiva non innescano più meccanismi automatici ed incontrollabili di aggressività bensì strategie adattive di gestione dei conflitti e della rabbia.

 

 

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

  • Bagattini D., Pedani V., Primo rapporto sulla violenza di genere in Toscana. Un’analisi dei dati dei Centri Antiviolenza, pubblicato dalla Regione Toscana, 2009.
  • Bourdieu Pierre, Il dominio maschile, Feltrinelli, 1998;
  • Cortinovis M., Trattare uomini violenti con EMDR, atti del congresso “20 anni di terapia EMDR in Italia”, Milano, 2019.
  • Johnson M., Patriarchal terrorism and Common Couple Violence: two forms of violence against women, Jouranla of Marriage and the Family, Vol. 57 N.2, 1995, p.283-294.
  • Ponzio G., Crimini segreti. Maltrattamento e violenza alle donne nella relazione di coppia, Baldini Castoldi Dalai editore, 2004
  • Romito P., Un silenzio assordante: la violenza occulta su donne e minori, Franco Angeli, Milano, 2005.

 

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi